02 Dicembre 2022
News
percorso: Home > News > IL POST

IL POST di Guglielmelli sulla Direzione Regionale PD

25-10-2022 18:13 - IL POST
.. da Facebook il post di Luigi Guglielmelli sulla Direzione del l PD Calabria:

"Non ho potuto partecipare all’ultima direzione regionale per motivi personali ma voglio lasciare qui un mio piccolo contributo che invierò anche al Segretario regionale con scuse annesse per l’assenza.

Vado per punti sintetici:

1) E’ inutile fare un’analisi del voto regionale. Saremmo del tutto miopi se pensassimo di interpretare il voto politico in Calabria guardando solo alle dinamiche calabresi. Certo, siamo arrivati affaticati da anni di commissariamento e i nuovi segretari non hanno avuto molto tempo per mettere in campo una macchina organizzativa territoriale e politica in grado di apportare un contributo di “organizzazione”, anche modesto (parliamo di circa 2000 voti in tutta la Calabria), che avrebbe consentito tuttavia l’elezione del secondo deputato calabrese (tra l’altro a mio avviso tra le più preparate e competenti del PD). Il dato calabrese è in linea con quello del mezzogiorno anche se nei collegi di Vibo Valentia e Cosenza abbiamo registrato fenomeni di desertificazione del partito che devono interrogarci fortemente. Rimane l’amarezza per la tattica sbagliata del gruppo dirigente nazionale che ha rotto, senza riflettere a fondo sulle conseguenze, l’unica alleanza possibile per non regalare ad una destra minoritaria nel paese una robusta maggioranza parlamentare. In pochi abbiamo chiesto un supplemento di riflessione ma hanno vinto ancora una volta pulsioni autodistruttive che hanno scommesso tutto, perdendo, sul voto utile, non capendo che se non sei quanto meno competitivo non esiste alcun richiamo al voto utile.

2) Quando ho parlato a caldo di scioglimento del PD non intendevo certo suggerire un “sciogliete le righe e tutti a casa” ma volevo sottolineare l’urgente necessità di un congresso costituente e ri-fondativo (scegliete voi il termine più giusto) per affrontare finalmente problemi strutturali e storici del PD. Il PD nasce in un sistema bipolare con un centrodestra e un centrosinistra, dopo pochi anni lo scenario è cambiato totalmente. Prima i 5 Stelle, poi lo scioglimento del Popolo delle Libertà e la nascita di altri poli minori e soprattutto una nuova legge elettorale che premia le alleanze e non i grandi partiti, hanno portato il sistema politico italiano ad essere un proporzionale di fatto con la conseguente inclinazione dei partiti a costruire identità forti per differenziarsi, anche dagli alleati, e creare consenso. È palese che un partito che si impone di costruire una sintesi politica al suo interno, come il PD per via di diverse culture politiche presenti al proprio interno, fa molta più fatica ad avere posizioni identitarie e radicali.

3) Molti giustamente parlano di costruire un profilo identitario forte ma pochi indicano strade concrete per farlo. A mio avviso dobbiamo tornare alle fondamenta teoriche e storiche della sinistra italiana. In quello che dovrà essere un congresso costituente oppure non sarà, dobbiamo riportare il partito democratico (o come si chiamerà) ad essere il partito del lavoro. Abbiamo pensato in questi anni che il mercato del lavoro fondato su domanda ed offerta, l’avanzamento della democrazia e dei diritti civili e politici avrebbero prodotto indirettamente coesione sociale, maggiori uguaglianze sociali e maggiore coscienza civica. Abbiamo sbagliato clamorosamente. La privatizzazione del mercato del lavoro, la spinta a ridurre il cosiddetto costo del lavoro, la precarietà, l’insicurezza dei luoghi del lavoro, l’abbandono dei sindacati e del mondo cooperativo, ci ha portato lontano dai nostri naturali interlocutori e dal nostro blocco sociale di riferimento. Il movimento dei lavoratori è stata la spina dorsale democratica del nostro paese e lo ha dimostrato nei momenti più difficili della nostra democrazia. È stato un movimento che ha utilizzato quella enorme forza democratica non solo per difendere i propri diritti ma per modernizzare tutto il paese e in ogni suo settore. Quando i lavoratori sono avanzati nella conquista dei diritti allo stesso modo l’Italia è avanzata sui temi dei diritti civili, politici e di cittadinanza. L’idea invece di abbandonare il tema del lavoro alle leggi del mercato (che nessuno vuole abolire ma semplicemente regolamentare) con la conseguente compressione dei diritti sociali e del lavoro, ha prodotto la sconfitta storica e politica della sinistra e l’arresto dell’avanzamento democratico del paese. Abbiamo sempre chiesto ai lavoratori ed alle lavoratrici di questo paese di avere una visione confederale ovvero di non guardare solo ai propri diritti ma di dare una mano al paese e a chi anelava altri diritti. La precondizione di questo patto democratico, tuttavia, era ed è il miglioramento delle condizioni materiali delle persone che lavorano. Solo se difendi il lavoro puoi chiedere a chi lavora di dare una mano al resto del paese. Se invece li lasci nella povertà lavorativa, nel precariato, nello sfruttamento non solo non puoi chiedergli nulla ma finisci con il non rappresentarli più ed essere invece oggetto della loro rabbia e rancore. E se manca un grande partito del lavoro che sta nel conflitto, ha un piano d’azione unitario con i sindacati confederali, impone una strategia affinché il lavoro non sia un costo ma una risorsa per le imprese, sia sentinella vigile delle continue storture e diseguaglianze che produce il mercato, quei lavoratori sceglieranno semplicemente la destra perché vorranno che almeno la loro fragile esistenza sia protetta da ordine e disciplina e sia difesa dai nuovi nemici sociali indotti dalla propaganda di destra (immigrati, poveri, percettori di reddito, senza casa etc...). Il PD deve tornare ad essere il partito del lavoro senza rinunciare a parlare agli “intellettuali” ma anzi facendo tesoro della lezione del novecento in cui la sinistra teneva insieme lavoratori ed intellettuali ovvero esisteva nelle periferie e nelle famose ZTL.

4) Infine l’organizzazione interna del partito. Ho detto più volte sulle correnti e non voglio ripetermi: vanno semplicemente incenerite. Noi abbiamo il dovere di fare un congresso costituente chiamando a raccolta quanti vogliono dare una mano per rimettere in campo la sinistra in questo paese. Non dobbiamo avere alcun preconcetto e nessun pregiudizio e soprattutto non dobbiamo avere paura di cambiare, di sperimentare, di innovare. Tutto dovrà essere messo in discussione e niente dovrà essere dato per scontato. Solo dopo una vera riflessione su chi siamo e dove vogliamo andare potremo pensare alla costruzione di gruppi dirigenti ed alleanze politiche e ricominciare a celebrare congressi organizzativi in tutti i circoli, le federazioni e le unioni regionali. Sia anche chiaro un punto: se sarà un congresso costituente nessuno può pensare di sottrarsi e mantenere ruoli e funzioni, anzi sarebbe opportuno che tutti arrivassimo a questo congresso senza alcuna tessera ma con lo spirito di costruire una nuova casa per tanti nuovi inquilini.

Ps: si parla tanto del nome e del simbolo del partito. Io credo che contano di più i contenuti anche se comprendo quanti chiedono di spezzare la continuità con un passato non proprio esaltante. Si potrebbe mantenere il nome magari aggiungendo una sola parola: sinistra. Un cambiamento piccolo piccolo, una parolina in più non ci farà così male".


Fonte: Redazione

Realizzazione siti web www.sitoper.it
invia a un amico
icona per chiudere
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Informativa Privacy
Testo dell´informativa da compilare...
torna indietro leggi Informativa Privacy  obbligatorio

cookie