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Inps: il 13% dei calabresi percepisce il reddito di cittadinanza

14-12-2022 00:06 - ATTUALITA'
Presentato oggi il bilancio dell'istituto per l'anno 2021.

Il 13% della popolazione calabrese percepisce il reddito di cittadinanza, con una media di 563 euro a persona “ecco perché pensiamo che vada riformato, ma non eliminato del tutto, senza alcuna alternativa, altrimenti una parte della popolazione sarebbe in povertà assoluta”, ha detto il presidente del Comitato regionale Inps, Gianfranco Trotta, in occasione della presentazione del bilancio dell’istituto per l’anno 2021, presso la Cittadella regionale. Rispetto al 2020, il 2021 ha registrato un importante balzo in avanti delle famiglie calabresi che percepiscono il reddito di cittadinanza. Si è passati, infatti, da 93.843 del 2020 ai 100.506 del 2021 con 229.732 persone coinvolte nel 2020 e 239.433 nel 2021. Per il governatore Occhiuto “l’Inps fornisce oggi dati che dovrebbero essere alla base delle decisioni politiche. Questi dati però ci preoccupano e ci dicono che cancellare il reddito di cittadinanza senza alternative è un errore”. “Un anno cardine il 2021 – è scritto in un comunicato – ancora provato dalla pandemia ma con l’Inps impegnato a fornire risposte”.

“L’Inps è fondamentale – ha sostenuto Roberto Ghiselli, presidente Civ nazionale Inps – in regioni come la Calabria. È lo strumento per dare la possibilità di un riscatto a questo territorio, per evitare il degrado e consentire alle persone una vita dignitosa. Senza non vi sarebbero le condizioni per uno sviluppo che, invece, deve esserci mettendo le imprese nelle condizioni di crescere e dare lavoro di qualità”. La performance dell’istituto calabrese risulta essere tra le migliori in Italia e le previsioni sono positive in vista del 2023. “C’è un esercizio vario della fantasia – ha sostenuto Trotta – che davvero alcune volte ci lascia interdetti. Il ricorso ad assunzioni fittizie per ‘accaparrarsi’ le misure di sostegno al reddito, oppure per ‘aggiungere’ punti ad una graduatoria mortificano le migliaia di lavoratrici e lavoratori che con molti sacrifici si recano al lavoro ogni giorno e che, loro malgrado, sono costretti a fare ricorso agli ammortizzatori sociali perché licenziati oppure per le sospensioni del lavoro stesso. Oltre al lavoro nero, al lavoro precario e sottopagato esiste una nuova o vecchia categoria che è il lavoro fittizio finalizzato ad attingere dai sussidi statali”



Fonte: Redazione
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