19 Settembre 2021
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RECOVERY PLAN: ORLANDINO GRECO (IDM), “I SINDACI CHE PROTESTANO PRENDANO LE DISTANZE DAI LORO PARTITI DI RIFERIMENTO”

28-04-2021 12:49 - Calabria
“L’Italia sarà quel che il Sud sarà”, parafrasando Giustino Fortunato, la speranza era che il governo Draghi, così come annunciato dallo stesso Premier, avesse davvero preso a cuore il destino del Mezzogiorno. Non una semplice collocazione geografica, ma un’emergenza da affrontare per il bene dell’intero Paese, così come indicato dalle politiche di coesione dell’Unione Europea. Il documento di economia e finanza 2021, recentemente approvato dal consiglio dei ministri appare, come quello dello scorso anno, connotato da criticità. Le note positive sono certamente la proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e le forme di decontribuzione per favorire l’occupazione nelle aree svantaggiate. Poco, davvero troppo poco. Oltretutto, all’interno del Def, si riapre la discussione sull’autonomia differenziata tanto decantata dai governatori del nord che sperano, attraverso un’interpretazione parziale dell’articolo 116 della Costituzione di depredare ancora una volta il sud e rafforzare le aree già ricche del Paese. Il programma europeo REACT-EU assegna all’Italia risorse supplementari alla politica di coesione con l’obiettivo dichiarato di superare il divario Nord-Sud attraverso cospicui investimenti della manovra finanziaria europea. Il nostro Paese è quello che riceve la parte più consistente della dotazione europea, e non per la particolare abilità negoziali del premier Draghi o del suo predecessore Conte, bensì come conseguenza del drammatico divario economico-sociale tra Nord e Sud. Un drammatico spaccato offerto anche dall’OCSE, secondo il quale il nostro è l’unico Paese tra quelli avanzati a patire ancora divari regionali così forti all’interno dello stesso contesto. Dunque, se è vero che le direttive di Bruxelles sono chiare, il nostro Governo avrebbe dovuto tener conto dei seguenti elementi nell’allocazione di risorse del Recovery Plan: popolazione, PIL pro capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni rispetto alla media UE. Allora si può e si deve puntare ad un riequilibrio di risorse per invertire un trend negativo nella forbice del distacco tra le due parti del nostro Paese. Distacco che rischia di diventare un abisso di diseguaglianze e sperequazioni, in barba ai principi costituzionali ed europei. Non basta prorogare la data di fine lavori del Superbonus 110%, se a ciò non è accompagnato un condono sull’infinità di abusi e speculazioni edilizie dei quali il Sud, purtroppo, è colmo. Non basta parlare di sgravi e incentivi se gli investimenti del Plan, a fronte di una spesa storica che ha visto redistribuire in modo iniquo le finanze pubbliche da un capo all’altro del Paese, sono sottodimensionati rispetto al reale fabbisogno territoriale.

A Napoli e a Roma, in questi giorni, si sono radunati circa 500 sindaci per manifestare il loro dissenso sulla ripartizione delle risorse del Recovery Fund da parte del Governo in quanto, saranno appunto trasferiti al Nord 60 miliardi che sarebbero spettati al Sud. Niente da ridire sulla protesta perché il tema in questione è oggetto di analisi e di perplessità da parte del sottoscritto da mesi ormai, ma non è ben chiaro verso chi è rivolta la protesta. Il Sud dimenticato, sfruttato, povero che noi difendiamo, vive questa condizione a causa di anni di miopia e mala gestio dei partiti tradizionali. La politica locale si scontra con la politica nazionale, ma ne fa parte. Uno scontro che sa molto di retorica e poco di concretezza. D’altronde in politica occorre avere la coerenza di essere consequenziali ai proclami. Molti di questi sindaci sono esponenti di partiti centralisti, gli stessi che stanno adottando i provvedimenti sopracitati. Sono queste azioni di palese incoerenza che sviliscono la difesa del Sud. Strappino le tessere di partito e poi manifestino a favore del Sud! Ma fino a quel momento evitino viaggi a Roma per non mortificare un’azione meritoria e giusta. Per il riscatto del Mezzogiorno occorre una presa di coscienza collettiva non solo sul mancato reale apporto dell’attuale Recovery Plan, ma sulla necessità di occupare un nuovo spazio politico, altro rispetto a quanto visto fin oggi. Insomma, serve passare dalla protesta all’azione con coerenza e credibilità. Occorre un movimento che possa aiutare anche questi amministratori a ribellarsi alla sottomissione dei poteri politici ed economici del Nord, ma anche di quelli conniventi del Sud. Italia del Meridione è da anni che ha promosso queste battaglie e, oggi più di ieri, rimane in trincea per ribadire la centralità del Sud, attraverso un’equa distribuzione di investimenti a difesa delle vocazioni territoriali, come motore di sviluppo dell’intera economia dell’Italia tutta.

Il dialogo resta aperto con chiunque abbia a cuore le sorti della nostra terra. Mi rivolgo, quindi, ai calabresi e a quegli amministratori scesi in piazza: uniamoci, confrontiamoci, elaboriamo e partecipiamo ad una nuova stagione di cambiamento e di riscatto reale.


Orlandino Greco

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