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Ultimi aggiornamenti sulla strage dei Migranti: 66 vittime

28-02-2023 22:14 - Cronaca
E' un bambino dell'età di cinque o sei anni l'ultima vittima recuperata quando già era buio nelle acque di Steccato di Cutro.

Sono 66, dopo quest'ultimo ritrovamento, i corpi dei migranti morti nel naufragio di domenica mattina restituiti dalle acque del mare Ionio. I soccorritori sono riusciti a portarlo a riva.

Un'altra piccola bara bianca che si aggiungerà a quelle sistemate all'interno del Palamilone di Crotone.

È stata è rinviata a mercoledì mattina alle 9 l'apertura della camera ardente nel palazzetto dello sport di Crotone dove sono state collocate le bare delle vittime del naufragio di domenica mattina. Il rinvio è stato deciso in quanto la polizia scientifica e medicina legale hanno chiesto ulteriore tempo per le verifiche sui cadaveri dei migranti recuperati nelle ultime ore e per ultimare le operazioni di identificazione.

"Nelle tarde ore di sabato, un aereo di Frontex che sorvegliava l'area italiana di ricerca e soccorso nell'ambito dell'operazione Themis ha avvistato un'imbarcazione pesantemente sovraffollata che si dirigeva verso le coste italiane: come sempre in questi casi, abbiamo immediatamente informato tutte le autorità italiane dell'avvistamento". Lo riporta un portavoce di Frontex all'ANSA. "Il nostro aereo ha continuato a monitorare la zona fino a quando non è dovuto rientrare alla base per mancanza di carburante", aggiunge.

"L'imbarcazione, che trasportava circa 200 persone, stava navigando da sola e non c'erano segni di pericolo. Le autorità italiane hanno inviato due motovedette per intercettare l'imbarcazione, ma le condizioni meteorologiche avverse le hanno costrette a rientrare in porto. L'operazione di salvataggio è stata dichiarata nelle prime ore di domenica, dopo che il naufragio è stato localizzato al largo di Crotone. L'operazione, coordinata dalle autorità italiane, è stata condotta via terra, via mare e via aerea con il supporto di una nave e di un aereo di Frontex. L'operazione è in corso". Lo riporta un portavoce di Frontex all'ANSA.

Uno degli scafisti del barcone naufragato fu aggredito sulla battigia di Steccato di Cutro subito dopo la tragedia in un tentativo di linciaggio da parte dei superstiti. La scena fu notata dai carabinieri intervenuti per prestare soccorso: i militari prelevarono l'uomo e lo portarono via. I successivi accertamenti portarono al fermo dell'uomo indicato dai superstiti come uno degli scafisti. E' quanto emerge dagli atti dell'inchiesta sul naufragio.

Uno degli scafisti del barcone naufragato sulla costa crotonese disponeva di un telefono satellitare e di un apparecchio per inibire le onde radio/telefoniche. E' quanto ha riferito uno dei superstiti interrogato dalle forze dell'ordine e la cui testimonianza è nel decreto di fermo che consta di una quarantina di pagine, a carico di due presunti scafisti maggiorenni. Per il terzo fermato procede la Procura dei minorenni di Catanzaro. Questo spiegherebbe il mancato SOS da parte dei migranti dall'imbarcazione.

Guardia Costiera, alle 4.30 le prime chiamate per la barca in pericolo - La sera di sabato 25 febbraio un velivolo Frontex ha avvistato un'unità in navigazione nel Mar Jonio, che "risultava navigare regolarmente, a 6 nodi e in buone condizioni di galleggiabilità, con solo una persona visibile sulla coperta della nave". Il velivolo ha inviato la segnalazione al punto di contatto nazionale preposto per l'attività di 'law enforcement' (la Guardia di finanza, ndr), informando, tra gli altri, per conoscenza, anche la Centrale operativa della Guardia Costiera di Roma". Si è attivata quindi la Gdf per intercettarla. Alle 4.30 circa sono giunte alla Guardia costiera alcune segnalazioni telefoniche da terra relative ad un'imbarcazione in pericolo a pochi metri dalla costa. I Carabinieri, precedentemente allertati dalla Gdf, giunti in zona hanno riportato alla Guardia Costiera l'avvenuto naufragio. "Questa - sottolinea la Guardia costiera - è la prima informazione di emergenza pervenuta alla Guardia Costiera riguardante l'imbarcazione avvistata dal velivolo Frontex".

Piantedosi: 'Evitare che migranti si affidino a trafficanti'
"E' una tragedia che ci addolora profondamente e interpella le nostre coscienze ad agire per fermare traversate così pericolose e trovare risposte concrete alla questione migratoria. E' evidente che questo si può fare solo con un'azione decisa dell'Ue e una forte sinergia con i Paesi di transito. Dobbiamo evitare che chi scappa dalle guerre si affidi a trafficanti di essere umani senza scrupoli, servono politiche responsabili e solidali dell'Ue". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi - in merito al naufragio di Cutro in Calabria - in audizione alla Commissione Affari costituzionali sulle linee programmatiche del dicastero.

Osservatore Romano, chi lascia il proprio paese non ha alternative - "Chi lascia il proprio Paese lo fa perché non ha alternative, perché la sua stessa vita è a rischio". Lo sottolinea l'Osservatore Romano in un editoriale in prima pagina dal titolo: "La marcia indietro dei diritti umani". Ripercorrendo la denuncia del segretario generale Onu Antonio Guterres, il giornale del Papa parla dell'indifferenza nei confronti dei diritti dei migranti che cercano un mondo migliore e trovano, invece, la morte in mare. Nel loro caso, come ripetuto spesso da Papa Francesco, ad essere violato è anche il 'diritto a non dover migrare', ossia ad avere in patria condizioni di pace e sicurezza sociale ed economica, troppe volte messe a rischio da guerre, conflitti e conseguenze del cambiamento climatico".

"Il grande problema è che quelli che sono affogati avevano diritto, diritto ad essere accolti, scappavano da una guerra, la maggior parte di loro probabilmente erano afgani, e quindi bisogna cercare che i rifugiati siano trattati come tali e quindi hanno il diritto di essere esaminati. Se noi neghiamo di fatto questo diritto, tradiamo tutta la consapevolezza che proveniva dalla Seconda guerra mondiale". Così il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, in un dibattito sulla Fratelli tutti, al cui centro c'è stato il naufragio di Crotone.

Superstite a nipote: "Tutto bene tra poco arriviamo"
"Mio zio che era sulla barca mi ha mandato un messaggio alle 3.50 dicendomi 'Stiamo tutti bene tra un'ora arriviamo. Il peggio è passato. Ora aspettiamo la polizia'. Il capitano gli ha detto 'Vi porto in sicurezza' ma poi hanno trovato la secca e la barca ai è distrutta. E dopo non l'ho più sentito". E' il racconto di Alladin Mohibzada, di 25 anni, afgano, arrivato davanti ai cancelli del Palamilone dalla Germania, dopo un viaggio di 25 ore, per riconoscere i parenti deceduti nel naufragio di domenica. Nel disastro ha perso la zia e tre cugini di 12, 8 e 5 anni. Lo zio invece, con un altro figlio di 14 anni è tra i superstiti.

E' un bambino dell'età di cinque o sei anni l'ultima vittima recuperata quando già era buio nelle acque di Steccato di Cutro. Sono 66, dopo quest'ultimo ritrovamento, i corpi dei migranti morti nel naufragio di domenica mattina restituiti dalle acque del mare Ionio. I soccorritori sono riusciti a portarlo a riva. Un'altra piccola bara bianca che si aggiungerà a quelle sistemate all'interno del Palamilone di Crotone.


Fonte: Ansa
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